Massimo delle Donne e Mario Pezzotti, dell'Università di Verona, svelano il dna della corvina, uva da cui prende vita l'amarone della Valpolicella.
Per la prima volta al mondo è stato sequenziato il dna di un vitigno autoctono, la corvina. Dopo tre anni di ricerca e attività e grazie alle recenti scoperte sulle biotecnologie, i ricercatori dell’Università di Verona (che in passato hanno partecipato al sequenziamento del genoma del Pinot nero) sono riusciti a svelare il mistero dell’appassimento della bacca principe della Valpolicella, la corvina, l’uva rossa più importante del veronese, alla base dei suoi vini più famosi, primo tra tutti l’Amarone della Valpolicella, nel quale interviene in una misura che può arrivare fino all’80 per cento.
La scoperta avvalora scientificamente ciò che l'esperienza dei viticoltori e lo studio degli enologi avevano già svelato: il vitigno tipico della Valpolicella ha caratteristiche e proprietà del tutto particolari. La decodifica del dna dell'uva corvina sostiene Coldiretti mette in luce come «l’Italia detenga il record mondiale nella biodiversità con 355 vitigni autoctoni ricchi di proprietà irripetibili e la mappatura del genoma rappresenta una grande opportunità se sarà utilizzata per valorizzare le identità territoriali dei vitigni e per proteggerle dai tentativi clonazione e modificazione genetica che favoriscono ’omologazione e la delocalizzazione». Sempre secondo l'associazione degli agricoltori, la scoperta del dna della corvina «dovrà dare un importante contributo alla salvaguardia del legame con il territorio e delle specificità locali per difenderle dai rischio di contaminazioni da Ogm » e ancora «sostenere una lotta più incisiva nei confronti delle frodi, sofisticazioni e tentativi di clonazione in atto in diversi paesi a partire dalla Cina».
I risultati della ricerca. Massimo Delledonne e Mario Pezzetti, i due ricercatori del Centro di Genomica Funzionale dell’Università di Verona, hanno scoperto, in particolare, che la bacca di corvina attiva dei geni unici proprio nella fase di appassimento. Dalle sequenze del Dna prelevate (quasi 60 milioni), l’Università di Verona ha assemblato 479 geni fino ad oggi sconosciuti alla comunità scientifica. Inoltre, è stata notata una minuscola inserzione che trasforma una sequenza inattiva in Pinot nero in un gene perfettamente funzionante in corvina, gene che ben rappresenta la peculiare complessità del processo di maturazione di questo pregiatissimo vitigno. Tra le altre scoperte della ricerca il fatto che l’appassimento (si tratta della fase in cui i viticoltori della zona adagiano le uve nei fruttai in collina per 3-4 mesi) non è solamente una semplice disidratazione, ma risulta essere un articolato processo biologico nel quale si attivano ben 415 geni, incaricati di fronteggiare lo stress di appassimento e di controllare la produzione di aromi e metaboliti secondari responsabili del sapore e del bouquet dell’Amarone. Da qui, i geni specifici come il Beta amirina sintasi, la strictosinidina, la delta cadinene sintasi, geni che conferiscono proprietà e aromi particolari al vino, come quello di liquirizia e i geni che codificano per la biosintesi del resveratrolo. La ricerca, messa a disposizione del territorio e dei produttori veronesi, apre la strada ad un approccio sempre più innovativo nella gestione del prodotto in vigna e in cantina. “L’obiettivo - affermano Massimo Delledonne e Mario Pezzotti, rispettivamente del Dipartimento Biotecnologie e del Dipartimento di Scienze, Tecnologie e Mercati della Vite e del Vino dell’Università di Verona - è consegnare alla realtà produttiva veronese e al suo territorio uno strumento utile per un’attività fondamentale del nostro made in Italy. Con questo strumento ad esempio sarà possibile monitorare l’attività del genoma nella sua interazione con l’ambiente e quindi di definire le condizioni ottimali per la coltivazione e la produzione di un’uva di qualità”.
Il business dell’Amarone registra un fatturato complessivo di 100 milioni di euro con oltre 9 milioni di bottiglie vendute nel 2009.
Inserito il 16 Marzo 2010 nella categoria news
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